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Tre grandi romanzieri e un veliero di Camogli

              Nella storia della letteratura di mare esiste una linea di demarcazione sottile ma decisiva: quella che separa quegli scrittori che hanno conosciuto il mare come mestiere da quelli che lo hanno vissuto come viaggiatori. I primi — marinai, ufficiali, uomini di equipaggio — hanno raccontato la nave e il suo ambiente come una comunità regolata da disciplina, rischio e responsabilità; i secondi — passeggeri, osservatori, studiosi — hanno colto il mare come spazio di libertà, di avventura e di contemplazione. Talvolta può succedere che queste due prospettive si incontrino magari nel cassero di una nave. Non per artificio letterario, ma per una coincidenza della storia.
È quanto accadde a fine Ottocento su un imponente veliero britannico destinato, qualche anno più tardi, a entrare nella storia armatoriale di Camogli. Su quella nave si incrociarono figure destinate a segnare la letteratura europea: Joseph Conrad, John Galsworthy e, indirettamente, Robert Louis Stevenson.     

Splendida riproduzione IA della nave a vela “Narcissus”. Il dipinto originale è conservato al Civico Museo Marinaro “Gio Bono Ferrari” di Camogli

Molti appassionati della storia marinara di Camogli sanno che il celebre romanziere di mare Joseph Conrad fu imbarcato come secondo ufficiale sul veliero Narcissus, il cui nome ispirò uno dei suoi romanzi più celebri, “The Nigger of the “Narcissus” del 1897. In realtà, Conrad (che navigò per ben 20 anni) servì su quella nave prima che essa passasse nel 1899 sotto proprietà del camogliese Vittorio Bertolotto. Tuttavia, il legame simbolico tra lo scrittore e la tradizione velica ligure resta forte e suggestivo.

                  Nel corso di una nostra ricerca, emerge inoltre un dato meno noto ma altrettanto significativo: Conrad fu imbarcato anche su un’altra nave che, in seguito, sarebbe entrata nella flotta armatoriale camogliese. Si trattava del Torrens, un veloce clipper composito, un veliero con tre alberi costruito a  struttura mista: ossatura in ferro e strutture in legno. La nave operava sulle rotte passeggeri tra l’Inghilterra e l’Australia, trasportando emigranti, viaggiatori e merci lungo una delle più importanti linee oceaniche dell’Impero britannico. 

                     Nel 1894, durante uno dei viaggi di ritorno dall’Australia, Conrad conobbe a bordo un giovane scrittore: John Galsworthy. Da quell’incontro nacque un’amicizia artistica destinata a durare nel tempo. Galsworthy, divenne  in seguito autore della monumentale “La Saga dei Forsyte” e Premio Nobel per la Letteratura nel 1932. L’artista rientrava dall’infruttuosa ricerca di Robert Louis Stevenson (autore di “L’Isola del Tesoro”, “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”). Il frustrato Galsworthy — durante la traversata — confidò a Conrad i dettagli della sua deludente ma autorevole ricerca, tanto che la figura di Stevenson può oggi essere considerata componente della storia del Torrens.

Riproduzione IA fedele del clipper “Torrens”, il nucleo di questo scritto

              Rientrati infine in Inghilterra, Conrad e Galsworthy ripresero ciascuno la propria strada. A nome della loro amicizia, negli anni a venire, Galsworthy sostenne efficacemente l’ascesa artistica di Joseph Conrad.
In termini letterari e storici, il Torrens divenne così un ponte ideale tra esperienza, osservazione e mito: non importa che uno dei tre non sia mai stato a bordo fisicamente, ciò che conta è la risonanza culturale e narrativa che quell’incontro — diretto o riflesso — ha prodotto.
Conrad considerò il mare come esperienza concreta, fatica e responsabilità morale; ogni tempesta e ogni manovra diventavano una prova di carattere e competenza. Anche se Galsworthy non fu uno scrittore di bordo, vide il mare come osservazione e spazio riflessivo. Viaggio e contemplazione gli offrirono una lente per comprendere l’uomo e la società.

Ottima riproduzione IA dello yacht-goletta “Casco” sul quale Robert Louis Stevenson attraversò l’Oceano Pacifico

Infine, Stevenson scrisse di mare come avventura e mito, spazio di libertà, rischio e immaginazione. Lo scrittore scozzese viaggiò molto, specie sullo yacht-goletta “Casco”. Quell’imbarcazione fu noleggiata nel 1888 a San Francisco per una lunga crociera di tre anni nel Pacifico insieme con la famiglia. L’itinerario prevedeva un viaggio che lo portò alle Hawaii, alle Marchesi e infine alle Samoa, dove si stabilì definitivamente.

                Nel 1903 il Torrens fu acquisito dagli armatori camogliesi Bozzo (Torrixàn) & Mortola (Sanrocchìn), entrando così nella formidabile storia marittima della nostra Città.=

Bruno Malatesta
(tratto da:
– Wikipedia;
– “Gli armatori di San Rocco di Camogli” di Pro Schiaffino.
Immagini IA di Pubblico Dominio)

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