Luigi Bertolotto, “Ō Marmâ”: armatore di transizione tra vela e motore

E’ noto che la florida economia della Camogli d’800 iniziò a sgretolarsi all’inizio del nuovo secolo a causa dell’avvento della propulsione meccanica. Cessarono così gli “affari di famiglia” e la prorompente industria dello shipping – per ovvie ragioni logistiche, basata a Genova – vide purtroppo pochi armatori Camogliesi. Celebri – per esempio – in quella transizione furono i “SanRocchini”, ma vi fu anche un abile armatore che seppe traghettare il “know how” dello shipping Camogliese dai velieri alle navi meccaniche.


Immagine del “sigaro”/”Solideo” nella Sede Capitani e Macchinisti Navali di Camogli (archivio Capitani Camogli);

Luigi Bertolotto, nickname “Ō Marmâ”, fece fortuna durante quella che fu la “benedizione” dell’economia Camogliese d’800: la Guerra di Crimea! I suoi velieri trasportavano appunto i richiestissimi marmi rosati delle Alpi Apuane nelle terre del Mar Nero (ottimo esempio di intraprendenza commerciale-marittima dell’epoca!).
Il Marmâ partecipò successivamente in prima persona all’evoluzione della marineria Camogliese. Tanto che quando intuì che le navi a vela avrebbero avuto ormai poco futuro, nel 1911 acquistò il “sigaro”, una nave in ferro a dorso di balena costruita in Inghilterra.

In effetti, le navi a dorso di balena, cioè le “whalebacks”, erano solitamente costruite in Canada e negli Stati Uniti, specialmente utilizzate per la navigazione nei Grandi Laghi. Il “sigàro” (accento Genovese😀 ) che si chiamava “Solideo” fu l’unica nave costruita in Europa. La sua forma affusolata le diede quel nomignolo: la coperta era cioè arrotondata, quasi come un sommergibile e si può quindi immaginare il movimento d’acqua in coperta durante il tempo avverso. Il suo servizio usuale era il trasporto di minerale, oggi diremmo in maniera più estesa “portarinfuse”, ovvero “bulkcarrier”. E furono in seguito queste nuove costruzioni che decretarono la fine delle whalebacks negli anni successivi al Primo Conflitto. La “Solideo” era poco più di 2.000 tonnellate di stazza, lunga 95 metri ed aveva un equipaggio di 25 persone. La gestione dei “Marmæ” (nickname gentilmente comunicato da Emanuela Bertolotto, poichè in effetti si trattava di un’intera stirpe dedicata a quel traffico) durò fino al 1913, dopo di che la nave venne ceduta a quella che poi sarebbe diventata la nuova Sidermar. Nel 1917, durante le ostilità belliche, la nave venne affondata da un sommergibile tedesco.

Immagine di nave a dorso di balena “whaleback” – pubblico dominio – (Wikimedia)

Abbiamo voluto ricordare con questi brevi appunti l’intraprendenza di quegli Armatori e Capitani Camogliesi che occuparono la forbice di tempo dal 1851 al 1913 sfruttando delle situazioni storico-economiche ottimali e lasciando così un rilevante esempio per le generazioni future che desiderano lavorare nell’ambito dello shipping.=

– Notizie tratte dal Bollettino del Boschetto dell’1_3_1988 a firma Pietro Berti;
– Notizie tratte da “I nomiaggi/soprannomi degli Armatori e dei Capitani di Camogli di Pro Schiaffino (quaderno nr. 14 del Civico Museo Marinaro “G.B. Ferrari”).

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