Se n’era parlato in Sede tempo fa. Il libretto di navigazione diventa elettronico. La notizia è semplice, quasi ovvia: nasce l’anagrafe digitale dei naviganti (Agemar), cioè il sistema che dovrebbe raccogliere in stile informatico titoli, imbarchi, certificazioni. Un passo coerente con la modernizzazione dei servizi marittimi globali.
Sulla carta — o meglio, sullo schermo — è un progresso evidente. Meno burocrazia, aggiornamenti più rapidi, controlli immediati da parte delle Autorità, dati sempre disponibili. È l’evoluzione naturale di una professione che, da tempo, ha imparato a convivere con la tecnologia più esasperata. Essendo il processo di transizione piuttosto complesso, sarà necessario del tempo prima che tutti i dati sensibili della Gente di Mare siano in effetti disponibili nel nuovo sistema.
In fondo non è la prima volta che il mare cambia linguaggio. Abbiamo visto la radio sostituire il silenzio delle segnalazioni ottiche, il radar fornire occhi nella nebbia, i satelliti e il GPS ridisegnare la navigazione astronomica e il sestante. Persino il giornale nautico è diventato digitale. E se qualcuno sentiva nostalgia in quei periodi di transizione, il mare ha continuato a farsi navigare come sempre.
Ma perché – ci si chiede – a differenza di altre innovazioni, proprio il libretto di navigazione suscita una certa e diversa emozione?
Probabilmente perché non è soltanto uno strumento amministrativo e non è solo un elenco di imbarchi e sbarchi, ma bensì la forma tangibile della carriera di un marittimo.
Storici libretti di navigazione di Capitani Camogliesi dell’epoca della vela. Sono conservati al Civico Museo Marinaro “G.B. Ferrari” (imm. Archivio Capitani Camogli)
Su di esso, ogni timbro racconta un contratto firmato, un remoto porto raggiunto, una lunga traversata compiuta. Ogni annotazione richiama un comandante, un equipaggio, un funzionario o una stagione di quel lavoro sulle onde. Il libretto non certifica soltanto competenze, ma custodisce esperienze ed è, a suo modo, il diario ufficiale di un’esistenza in mare.
Per un giovane marittimo rappresenta poi l’ingresso nel mondo professionale: la prova di essere in regola, di poter salire a bordo e lavorare con pieno diritto in quell’ambiente così esclusivo. È perciò emblema di responsabilità, disciplina, costruzione del futuro.
Per chi ha lasciato la navigazione invece, quelle stesse pagine assumono un altro significato. Diventano memoria. Non come un album fotografico ovviamente, ma qualcosa di altrettanto evocativo. Sfogliarle significa ripercorrere anni di itinerari unici, sacrifici, amicizie, burrasche superate, così intime e reali. Definitivamente, il passaggio allo stato elettronico non cancella tutto questo. Lo trasforma.
Possiamo dire che la funzione amministrativa in generale migliorerà. Come già detto le pratiche saranno più snelle, le verifiche più rapide, le certificazioni più facilmente aggiornabili. Ma la domanda non è se il sistema sarà più efficiente, lo sarà. La vera domanda è un’altra: sapremo conservare il valore simbolico di quel nuovo quaderno come facevamo col precedente?
Del resto, il mare ha sempre preteso adattabilità. E il marinaio, per natura, sa assumere vari profili, a seconda delle situazioni. Si abitua a nuove strumentazioni, a nuove procedure, persino a nuove forme di navigazione. Perciò, anche il suo nuovo libretto seguirà questa via. In fondo, il punto non è difendere la carta contro il digitale; è invece ricordare che, dietro ogni dato inserito in quel sistema informatico, c’è una persona che naviga davvero, con determinazione e alta professionalità.
Concludiamo affermando che, sia esso rilegato in un libretto o custodito in un server, continuerà comunque a registrare la medesima sostanza: il percorso professionale di uomini e donne che hanno scelto il mare, con la sua solitudine e il suo mistero.
La tecnologia sta cambiando il supporto; la vita di mare, invece, rimane la stessa.
(Bruno Malatesta)
































