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Un’epìtome per incontrare i Capitani di Camogli

E’ un’idea persistente quella di interpretare le riflessioni dei nostri Soci. Il prossimo 22 dicembre, i Capitani di Camogli si riuniranno per scambiarsi gli auguri delle Feste Natalizie. Nell’occasione, si ascolteranno le novità dello shipping moderno come pure le considerazioni professionali più datate: è proprio questo schietto incontro che mantiene dinamico il nostro sodalizio.
Ritornando all’idea di condensare i pensieri dei nostri Iscritti, pensiamo che il miglior mezzo per conoscerli sia quello di visitare la pagina storica del nostro sito web.

Nave in manovra a Buenos Aires

Ecco allora Silvano “Silvan” Masini che racconta della vita sui rimorchiatori:
“ L’esame finale d’ammissione all’altura consisteva nel superamento di un pasto a base di polpi quasi crudi, oppure di trippe alla genovese, condite dal sale di una burrasca forza sette. La sfida di gruppo al dio del mare avveniva in coperta, con il piatto in mano, stivali e incerata da tempesta. Era un’esibizione dal sapore arcaico, un rito fra odio e amore per esorcizzare il pericolo e cementare un legame…”

Ma anche Carlo “Charly” Gatti, sempre sui rimorchiatori:
“Il rimorchiatore Brasile , sul quale il “rapallino” era passato al comando da meno di un anno, era il più elegante della flotta genovese e siccome aveva una potenza eccessiva per quel lungo guscio semi vuoto, lo trainava visibilmente scocciato, con autosufficienza. Abituato com’era ai rimorchi di navi importanti, il mastino si sentiva sprecato, proprio come certe signore aristocratiche che un po’ si vergognano di trascinare il loro amato bastardino che indugia ad annusare …”

Poi Bruno Malatesta, sulle esperienze di mari lontani:
“Alle Falklands, passai sette giorni in quell’ospedale, sia per attendere gli effetti della cura antibiotica, sia per poter volare coll’unico volo del sabato che collegava Port Stanley a Santiago del Cile, passando da Punta Arenas e Puerto Montt in Patagonia. Tra un’analisi ed un’altra, notai che certi pazienti del King Edward erano pescatori, purtroppo costretti allo sbarco per motivi di salute. L’oceano Atlantico meridionale è infatti molto battuto dall’industria ittica, basta ricordare l’Isola dell’Ascensione, Sant’Elena, Tristan da Cunha, la Georgia Meridionale…”

E Dino Emanuelli che dedicò uno scritto al personale di Macchina del Rex:
“Era la prima volta nella mia vita che in una pubblicazione Marittima vedevo il giusto riconoscimento al “responsabile delle Macchine” di un transatlantico che aveva compiuto una leggendaria impresa sul mare. Sullo scaffale dell’antiquario, di queste riviste ce n’erano altre, le sfogliai tutte ed in ogni numero una pagina era dedicata ad un “Chief Engineer” con foto, storia della nave e delle “sue macchine” affidate appunto al Direttore…”

Non può mancare Pro Schiaffino che riflette sugli apparati moderni di bordo:
“È anche da considerare che con l’automazione sono naturalmente spariti alcuni elementi che hanno fatto certamente la storia della Marina Mercantile. Ad esempio il Marconista, a bordo chiamato il “signorino”, perché lavorava quasi autonomamente al ridosso e senza dover subire i contrasti meteorologici, faceva due ore di lavoro e due di riposo nell’intera giornata e nei porti, completamente libero (in alcuni porti la stazione radio veniva sigillata) di uscire a passeggiare. E il Caporale, che era il vero padrone della macchina, conservava con cura tutto: dall’olio lubrificante già usato, alla vaclite per i lumi, al grasso giallo, alla stoppa bianca e colorata per la pulizia. Gli inglesi lo chiamavano “donkey man”, l’uomo del cavallino, cioè della pompa di alimento della calderina che porta quel nome, perché va su e giù paziente quando si è in porto; è il solo macchinario in movimento e tutto dipende da lui. Con l’avvento dell’automazione il Caporale è stato il primo componente dell’equipaggio a sparire e con lui sembra sparita anche la macchina…”

Giuseppe Casini Lemmi, che ricorda tempi oscuri per certe compagnie di navigazione:
“Cosa successe l’11 settembre 2001 lo sanno tutti. Miliardi di persone al mondo hanno una loro versione dei fatti che dipende dal luogo dove si trovavano nel momento in cui appresero la notizia e il modo in cui vennero informati. Quel giorno il mondo cambiò e, a prescindere da tutti gli altri valori, a noi della Renaissance Cruises il cielo cadde in testa…”

Nave da carico in manovra a Santos (Brasile)

Aldo Mascolo, che riporta degli attimi tragici durante un soccorso in mare:
“Ci trovavamo di poppa alla petroliera, che aveva la prua al mare. Realizzando che non ci offriva riparo, nè da un lato nè dall’altro, gli comunicai, sempre a lampi di luce, di accostare a sinistra per offrirci il ridosso. Questi, noncurante che eravamo sotto la sua poppa, mise in moto l’elica e così dovetti accostare velocemente anch’io a sinistra, traversandomi alle onde, manovra che mi fece rollare e imbarcare mare. I due medici che erano a bordo con me, già soffrivano, erano diventati pallidi come stracci e vomitarono; finalmente poco dopo potei riprendere la rotta per andare sottovento. Il mare era così mosso che fu un’impresa salire dalla scala reale della petroliera. Comunque imbarcammo, i medici visitarono l’ammalato che presentava sintomi di occlusione intestinale e pertanto, non potendo intervenire, dopo aver ordinate le prime cure, consigliarono il ricovero in ospedale al primo porto in Venezuela, che si trovava sulla loro rotta a due giorni di navigazione. Ritornammo a bordo, accolti da applausi dei passeggeri accorsi a vederci dalle passeggiate dei vari ponti della nave…”

C’è anche Giovanni “Gino” Cortassa, che testimonia una toccata alla fonda di Tristan da Cunha, l’isola in mezzo all’Oceano Atlantico:
“Ore 9: dopo non poche insistenze, riusciamo a sapere quello di cui hanno maggior bisogno sull’isola: delle lame da bisturi per il dottore, delle candele per il sacerdote, dei giornali e riviste per il maestro, un pò di pittura, degli ami da pesca e dei limoni; noi aggiungiamo delle torte e dolciumi per i quarantanove bambini della scuola…”

Queste relazioni che parrebbero delle vere e proprie cronache di mare sono ancor oggi custodite gelosamente nella memoria dei Capitani poiché sono delle testimonianze i cui dettagli uniscono intimamente tutti i naviganti. Vedi gli scritti a Scritti dei Capitani

* Epìtome. Il frontespizio del testo di Nathaniel Bowditch (1773 – 1838) riguardante la pratica della navigazione oceanica. Bowditch fu un matematico americano del Massachussetts, capitano ed armatore di navi. E’ considerato il capostipite degli studiosi di navigazione moderna. Il suo volume (un’epìtome appunto) era presente sulla plancia di tutte le navi del globo, militari e mercantili, sino agli anni ’80, avvento del GPS. Ancor oggi, il suo lavoro è oggetto di consultazione da parte di professionisti e studiosi.=

(immagini archivi Capitani Camogli e Cesare Zaniboni)

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